“Case sepolte” di Pietro Romano edito da “I quaderni del Bardo” è un tuffo dentro la poesia che costruisce e de-struttura il pensiero rendendolo materico, interrogativo alla ricerca di un dialogo con sé stesso e con la profondità che ognuno di noi ha dentro i propri territori.

Ognuno di noi ha delle case sepolte che abitano i meandri coscienti o non coscienti dell’anima e Romano riesce a darci una visione prettamente realistica fatta di domande, un continuo e perpetuo guardarsi allo specchio della vita, di quella vita che abita e risiede dentro il corpo, nella sua fisicità ma anche nel suo spirito. La poesia si ciba di noi, non è fatta da pareti, è fecondata dalle nostre domande e dai nostri occhi.

Si cerca una voce che talvolta non sentiamo:

 

Mi appartiene la mia voce? Cos’è? Non c’è al mondo suono che si
crepi per tanta forza deposta. Memoria? Quale memoria? Di me
che ritorno alla soglia che manca? Quale stanza?

 

Si esplorano due topos della poesia, infanzia e morte, che seppur ricorrenti nel panorama poetico, Romano riesce a scandagliare utilizzando uno stile essenziale, potente, reticolare (ricorrendo anche a tratti prosaici) nel quale emerge un grande bagaglio culturale dell’autore, del suo studio, del background insito nella sua anima. Una parola che è performativa e accende.

Paralisi notturna. Avanza sopravanza retrocede dimentica discompone leviga articola disarticola beve sfama digiuna graffia dissotterra oblia abbuia inganna chiede scongiura affama affoca nega rinnega ripudia affoga stringe disancora annega disperde geme obnubila dissesta preme teme congiura complotta farfuglia brama freme comprime implode uccide resuscita sradica svelle spella sfiata congela disgela consuma divora vomita incombe incalza

L’autore ci offre uno sguardo che va oltre la barriera, oltre la semplicità creando una raccolta densa, a tratti complessa ma viva e tormentata.

Estremamente consigliato a chi si chiede spesso cosa c’è dentro la Poesia e dentro l’Essere.

 

 

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